Gravi anomalie e incongruenze amministrative nella riapertura dell’Ex ICLA

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Quando c’è la salute c’è tutto” è uno degli slogan preferiti in campagna elettorale dall’attuale sindaco Vittorio Gabbanini. Peccato che alle parole retoriche del responsabile dell’amministrazione del Comune di San Miniato non siano seguiti i fatti, come dimostra la inaspettata riapertura della M3 s.r.l (ex ICLA), fabbrica di espansi poliuretani flessibili (gomma piuma) classificata, secondo le attuali normative, come stabilimento a “rischio incidente rilevante”. Ma veniamo ai fatti. Alcuni giorni fa il Movimento 5 Stelle San Miniato ha ricevuto una lettera di alcuni cittadini di Ponte a Egola (frazione dove è dislocata la fabbrica) giustamente preoccupati della  eccessiva vicinanza delle loro abitazioni all’infrastruttura industriale, al cui interno per la lavorazione della gomma piuma sono presenti sostanze altamente tossiche (cianuri in soluzione) e facilmente infiammabili come il toluene-dissocianato stoccate in considerevole quantità. Al grido di allarme di questi concittadini pontegolesi rappresentati dal Sig. R.B. abitante in via Contrada Nuova, il Movimento 5 Stelle San Miniato si è subito mobilitato e in virtù del fatto di essere una forza politica composta da comuni cittadini, ha potuto disporre di professionalità e competenze anche nel delicato settore della prevenzione e protezione dei rischi.  In seguito ad un approfondito studio da parte di nostri esperti del settore, sono emerse gravi responsabilità nelle decisioni amministrative intraprese a vari livelli di pianificazione istituzionale, che hanno portato alla riapertura della fabbrica nella primavera del 2013 in un luogo assolutamente non idoneo, già definito “sito improprio” dallo stesso Regolamento Urbanistico del Comune di san Miniato. Prima fra tutte, l’autorizzazione alla riapertura dell’attività alla nuova azienda subentrata M3 srl, dopo che lo stesso Comune di San Miniato aveva precedentemente sancito all’Art. 11 del Piano Strutturale (P.S.) del governo del territorio che, tra gli obiettivi specifici prioritari per la sicurezza ambientale, si doveva procedere a delocalizzare (ovvero spostare in altro luogo l’intero processo di lavorazione) l’area “ICLA” garantendo il rispetto del D.M. 9 maggio 2001 e conseguente legge regionale di recepimento. Ma la grave incongruenza tra il procedimento amministrativo e l’atto di pianificazione del Comune non termina qui. E’ sbalorditivo constatare come il pericolo “ICLA” sia puntualmente riportato anche nelle Norme Tecniche Attuative del vigente Regolamento Urbanistico (approvato con delibera del Consiglio comunale n.47 del 31.05.2012, quindi un anno precedente alla riapertura della fabbrica)  in cui all’Art. 60 si riporta “non sono ammesse trasformazioni fisiche o funzionali che comportino l’attivazione di industrie a rischio di incidente rilevante, o insalubri di classe I nella normativa vigente. Deve essere previsto il progressivo trasferimento in siti distanti dai centri abitati delle industrie a rischio di incidente rilevante esistenti in siti impropri”. Viene allora da chiedersi come sia possibile che una amministrazione comunale, ben consapevole dei rischi inerenti la salute e la sicurezza dei cittadini a causa della presenza di uno stabilimento a “rischio incidente rilevante” vicino alle loro abitazioni, abbia autorizzato la ripresa di una attività contro legge (normativa “Seveso”) e addirittura contro gli stessi regolamenti che essa stessa ha emanato. Un’altra procedura amministrativa che necessita spiegazioni è l’approvazione dell’Elaborato Tecnico sul “Rischio Incidente Rilevante” da parte del Comune di San Miniato soltanto ad aprile 2014, ad un anno di distanza dalla ripresa dell’attività dell’azienda. Tale elaborato si rifà al Piano di Emergenza Esterna (P.E.E.) approvato dalla Prefettura di Pisa, documento di pianificazione da attivare nel caso in cui dovessero emergere situazioni di rischio per la popolazione a causa di incendio o scoppio. In questo piano, tra l’altro, si individuano in caso di incidente, tre perimetri a raggi concentrici con differenti livelli di rischio di contaminazione per la cittadinanza: entro 75 metri – da 75 a 325 metri – da 325 a 800 metri; per ognuno di questi raggi d’azione corrisponde un diverso e preciso comportamento da attuare da parte dei cittadini che si trovino nelle loro abitazioni. Sempre che siano adeguatamente informati, cosa che a giudicare dai cittadini che ci scrivono non risulterebbe affatto. Ci preme ricordare che per quanto riguarda l’informazione alla popolazione vige l’obbligo da parte dei sindaci (imposto dalla legge n. 137 del 19.05.1997 e confermato dal D.lgs. 17.8.99 n. 334 “Seveso 2”) della divulgazione alla popolazione delle informazioni, a mezzo schede tecniche, che le aziende a “rischio incidente rilevante” hanno a suo tempo inviato agli Enti competenti prima dell’inizio dell’attività (nel caso specifico della M3-ex ICLA, tali informazioni sono state notificate al sindaco di San Miniato in data 31/05/2013 e assunte a protocollo dell’Ufficio Ambiente con n. 13291). Sarebbe stato competenza del Comune informare la popolazione del contenuto di queste schede per dar modo alla stessa di conoscere le sostanze, le lavorazioni più pericolose e le notizie sugli incidenti più gravi ipotizzabili nelle aziende a rischio sul territorio, nonché di avere nozioni elementari sulle misure di sicurezza e sul comportamento da seguire. In conclusione, quanto rappresentato delinea una vicenda dai lati oscuri che nei fatti sembra stridere con la retorica dello slogan citato in apertura (“quando c’è la salute c’è tutto”). Il Movimento 5 Stelle San Miniato intende fare chiarezza, pretendendo al contempo,  che le istituzioni a qualsiasi livello, non si permettano di scherzare con la salute e la sicurezza dei cittadini.

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