Cava a Bucciano: responsabilità e incompetenza dell’Amministrazione Comunale

foto Valle del Chiecina
Quando la mano destra non sa cosa fa la sinistra, antico detto popolare che descrive meglio di ogni altro l’incompetenza nel governo del territorio dell’attuale Amministrazione comunale di San Miniato. Tutto nasce nel 2011 quando la Provincia di Pisa con delibera n. 47 del 14 luglio ad opera del Consiglio, approva il P.A.E.R.P. (piano delle attività estrattive), un atto di pianificazione settoriale attraverso il quale si individuano nuove aree da destinare ad escavazione per estrazione di inerti.  Con sommo stupore  dei cittadini sanminiatesi, tra le aree individuate dalla provincia come siti per nuove cave, anche l’incontaminata valle del Chiecina, territorio ancora selvaggio in cui si conservano ancora degli habitat naturali tra i più rilevanti dell’intero territorio collinare posto a sud dell’Arno. Lo stesso Comune di San Miniato nel proprio Regolamento Urbanistico, con riferimento all’area citata, riporta nella scheda paesaggio gli elementi di valore morfologico da tutelare citandoli come “veri pregi naturalistici legati alla presenza di una elevata diversità ambientale (presenza di boschi, ecotoni, prati e zone umide) e di habitat naturali relitti in cui si conservano associazioni forestali, specie vegetali e faunistiche anche di interesse comunitario e regionale”.

A questo punto verrebbe da chiedersi come sia possibile che un territorio sicuramente da preservare per le generazioni future possa venire depauperato in seguito a decisioni prese “dall’alto” senza che il Comune possa far niente o quanto meno interferire nella decisione. In realtà la normativa vigente in materia di tutela ambientale e paesaggistica (L.R. 1/2005) impone che il P.A.E.R.P. sia sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.), procedimento con il quale si valutano le interferenze con altri strumenti di pianificazione territoriale di altri livelli istituzionali, come ad esempio il Piano Strutturale o il Regolamento Urbanistico di un comune, nel nostro caso quello di San Miniato. La Valutazione Integrata prevede la partecipazione di tutti i soggetti interessati (pubblici e privati) all’area individuata come sito per le cave e si concretizza in un confronto diretto che prende il nome di “conferenza dei servizi” durante il quale tutti gli aventi causa possono entrare nel merito delle scelte proposte dal piano, formulare quesiti, fare osservazioni, e perfino contestare decisioni richiedendo lo stralcio di parte del piano interessato. Nel caso in esame la conferenza, come da prassi, venne tenuta il 7 marzo 2011, quattro mesi prima dell’approvazione del P.A.E.R.P. e parteciparono anche rappresentanti del Comune di san Miniato. A fronte della sconcertante individuazione della valle del Chiecina come sito per cave (una in località Bucciano ed altre tre ricadenti nel comune di Palaia) i rappresentanti dell’Amministrazione comunale di San Miniato fecero esclusivamente l’invito a riesaminare l’interferenza del sito di Bucciano con la distribuzione delle aree tartufigene. Inoltre invitavano sempre a considerare i problemi di viabilità di accesso alle nuove aree di cava.

E’ sbalorditivo constatare come sia i toni che i contenuti della timida richiesta furono completamente sbagliati, come rilevato anche da una successiva sentenza del T.A.R. (5/7/2013) in cui si lamenta “la falsa applicazione delle leggi regionali 50/1995, 1/2005 e del relativo regolamento 48/2003 perché vengono confusi due concetti che non sono coincidenti e cioè quello di “area geografica di raccolta del tartufo”, che ricomprende anche la proprietà del ricorrente, e quello di “area di effettiva produzione del tartufo”. Inoltre è inaudito che per un’area da proteggere e quindi soggetta a vincoli paesaggistici e forestali, il Comune di San Miniato “inviti solo a considerare” invece di fare come hanno fatto altri comuni di Peccioli, Casciana Terme, Lari o Chianni in cui la richiesta perentoria è stata quella di stralciare le cave dal piano perché aggravano la risorsa essenziale paesaggistica!
Sebbene anche la protezione dell’intero settore tartufigeno meriti degna considerazione, il Comune ha tralasciato di rappresentare quello che avrebbe dovuto essere il principale motivo ostativo al sorgere delle cave: la tutela ambientale e paesaggistica dell’intera area. Diciamo intera area perché il comune di san Miniato riceverà un danno paesaggistico e ambientale anche dalle cave limitrofe che sorgeranno nel confinante territorio di Palaia poiché il belvedere che è attualmente possibile ammirare da Bucciano diventerà un amaro ricordo se verrà dato il via alle cave.  Appare del tutto inutile, se non addirittura strumentale, che a posteriori il sindaco di San Miniato firmi petizioni popolari contro l’apertura dei siti di cave, quando invece non ha usato gli strumenti normativi per impedirlo, dando un chiaro esempio di cattiva amministrazione. Cattiva amministrazione che il Movimento 5 Stelle San Miniato, a tutela dei cittadini e del bene pubblico, intende denunciare ad ogni livello istituzionale consentito fino, se necessario, a richiedere l’intervento della figura del “Mediatore europeo” finanche alla Corte di Giustizia europea (il Mediatore è l’organo dell’ Unione europea abilitato a ricevere le denunce riguardanti casi di cattiva amministrazione all’interno dei singoli Stati).

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